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10 febbraio 2012: Osservatorio sulla congiuntura: Scenario macro, tassi e aggiornamento Bce

– La Bce rimane focalizzata sulle misure straordinarie per evitare il credit crunch, ma non discute sui tassi. E’ stato questo il principale esito della riunione di oggi in cui Draghi ha confermato che permangono dei rischi al ribasso sulla crescita mentre l’inflazione rimane sottocontrollo ed il credito al settore privato continua a rallentare. Per questo…


Fonte: Area Pianificazione Strategica, Research& IR – Monte dei Paschi di Siena
Autori Pubblicazione: Lucia Lorenzoni – Nicola Zambli


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l’attenzione si sposta sulla seconda operazione di rifinanziamento a 3Y che la Bce terrà a fine febbraio. C’è una forte incertezza sull’ammontare che verrà richiesto. Ci sono infatti due fattori contrastanti da cui dipenderanno poi le richieste di funding. Da un lato infatti esiste un “rischio reputazionale”, ridimensionato però da Draghi, che potrebbe spingere gli istituti a limitare gli ammontari richiesti. Tale rischio è particolarmente sentito dopo che la BuBa ha dichiarato che non introdurrà le nuove regole discrezionali per il collaterale differenziandosi dalle altre Banche Centrali specialmente da quelle dei paesi periferici. Dall’alto però c’è la necessità di mantenere sostenuta la domanda di titoli di stato dei paesi periferici, soprattutto in asta. Il debito a scadenza solamente di Italia e Spagna sarà di oltre 500 Mld € nel 2012. A questo si aggiungono poi le esigenze di funding del sistema bancario dell’eurozona che nel 2012 avrà in scadenza quasi 900 Mld € e che potrebbe spingere gli istituti ad effettuare buyback del proprio debito. Qualora fossero le esigenze di funding a prevalere, come riteniamo probabile, la liquidità complessiva immessa nel sistema potrebbe abbondantemente superare i 1000 Mld €, un ammontare mai raggiunto prima neppure durante le operazioni straordinarie del 2009 con evidente impatto sui tassi sul monetario, che continueranno a scendere e si manterranno eccezionalmente bassi almeno per tutto il primo semestre 2012.

– Negli Usa la ripresa procede (+2,8% t/t annualizzato il Pil preliminare nel IV trim. 2011, grazie soprattutto al contributo delle scorte) ma ad un ritmo definito da Bernanke “vulnerabile” e “moderato”; nonostante i recenti segnali distensivi provenienti dal mercato del lavoro, la disoccupazione si mantiene elevata (all’8,3% a gennaio) e preoccupa il debito federale, sul cui contenimento il Congresso dovrà confrontarsi per tutto l’anno; consumi fragili ma inflazione in rallentamento e mercato immobiliare ancora instabile contribuiscono a delineare il quadro di un’economia che ha ancora bisogno del sostegno della Fed. L’Autorità ha rivisto al ribasso le previsioni sulla crescita USA (tra il 2,2% e il 2,7% nel 2012) annunciando tassi eccezionalmente bassi almeno fino alla fine del 2014 e rinnovando le attese di un nuovo quantitative easing. La Fed ha poi indicato il perseguimento di un obiettivo di inflazione nel medio periodo al 2% da ottenere contestualmente all’obiettivo di piena occupazione.

– In Area euro preoccupa la frenata della locomotiva tedesca che apre le porte ad una mild recession per l’Eurozona. Consumi in flessione, disoccupazione al 10,4% ed inflazione al di sopra del target Bce, contribuiscono a delineare il contesto; ciononostante gli indicatori anticipatori in leggero recupero a gennaio, inducono ad ipotizzare uno scenario produttivo meno severo del previsto, grazie anche alle recenti mosse adottate dai leader Ue per contenere la crisi del debito: i governi UE (ad eccezione di UK e Repubblica Ceca) hanno siglato il Fiscal Compact ed anticipato al prossimo luglio l’entrata in vigore del meccanismo permanente di salvataggio (Esm). Gli spread vs Bund dei periferici hanno così reagito, restringendosi, ma la situazione rimane incerta sebbene proprio oggi sia stato raggiunto un accordo tra la Grecia e la Troika sulle misure di austerità da adottare, accordo che porterà allo sblocco dei 130 Mld € di aiuti promessi, oltre ad un’intesa con i creditori privati. I dettagli del deal saranno resi noti nell’Ecofin di questa sera ma secondo le prime indiscrezioni i creditori avrebbero accettato un haircut sul debito ellenico del 70%. Rimangono comunque elementi di rischio: si teme per le finanze del Portogallo e persistono divergenze da parte dei vari governi sui “firewalls” da potenziare per risolvere la crisi; Francia ed Austria hanno perso la tripla A per mano di S&P’s e si attende la decisione dell’EBA sull’eventuale revisioni delle richieste di capitalizzazione per le banche europee.

– Recessione “praticamente” in atto per l’Italia evidenziata dal continuo deterioramento dei dati produttivi, da indicatori
anticipatori al di sotto della soglia che segnala contrazione, disoccupazione record (all’8,9% a dicembre) e consumi deboli, complice un’inflazione che, dopo i recenti aumenti tariffari introdotti, stenta a raffreddarsi. Il FMI stima una flessione superiore al 2% per il Pil nel 2012, in scia agli effetti depressivi delle varie manovre correttive varate; ma i mercati danno credito all’operato del premier Monti che, messi in sicurezza i conti pubblici, si concentra sul rilancio economico attraverso liberalizzazioni, semplificazioni e un’imminente riforma del mercato del lavoro. Nonostante l’ennesimo downgrade da parte di un agenzia di rating (Fitch ha declassato l’Italia ad A- con outlook negativo) lo spread tra decennale italiano e tedesco, dai massimi di novembre, torna sotto i 350 punti.

La riunione della BCE

– Come ampiamente previsto dagli analisti, il consiglio direttivo ha lasciato invariato il tasso di riferimento all’1%, in una riunione del board che non ha avuto tra le proprie priorità quella di un intervento sul costo del denaro. In conferenza stampa, Draghi ha confermato la presenza di notevoli downsider risk in un contesto di elevata incertezza; tuttavia dopo un IV trimestre 2011 di crescita veramente debole è attesa una certa stabilizzazione dell’attività economica per l’inizio del 2012, seppur su livelli bassi. In questo contesto le spinte inflattive rimarranno sottocontrollo. L’inflazione, che rimarrà al di sopra del 2% nei prossimi mesi, è attesa tornare in prossimità ma sotto il 2% nel medio periodo. Prosegue inoltre la moderazione dell’espansione monetaria, con l’aggregato M3 che decelera al’1,6% a/a a dicembre dal +2% a/a di novembre. Draghi si è invece largamente concentrato sulla decisione, non unanime, con cui il consiglio consente alle Banche Centrali degli stati dell’Area di fissare, in maniera discrezionale, criteri di “elegibilità” e misure di controllo del rischio per il collaterale da accettare temporaneamente nelle operazioni di rifinanziamento presso la Bce.

– Pur non escludendo a priori nuovi interventi sul costo del denaro da parte della Bce nel breve periodo, riteniamo plausibile l’ipotesi di tassi di riferimento fissi all’1% per l’intero 2012, a meno di una frenata dell’economia talmente brusca da spingere l’Autorità ad allentare parzialmente sulla stabilità dei prezzi.

– In merito all’intesa sul nuovo salvataggio di Atene, il presidente della Bce, ha dichiarato di voler attendere l’esito del vertice Eurogruppo di stasera ma ha ricordato che il Trattato proibisce all’Istituto Centrale di contribuire al piano di aiuti fornendo direttamente propri fondi; per cui, ha tenuto a precisare, che saranno evitati “trucchi legali sui bond greci”.

– Rimane in essere il Securities Market Programme, che per sua natura resta transitorio, e finalizzato a garantire il giusto meccanismo di trasmissione della politica monetaria.

– La Bank of England ha incrementato, come da attese, il proprio piano di allentamento quantitativo da 275Mld a 325Mld di sterline, confermando il costo del denaro al minimo storico dello 0,5%.

Cosa scontano i mercati sulle prossime mosse di Fed e Bce

– L’attesa di una nuova operazione di rifinanziamento che sarà tenuta dalla Bce a fine febbraio ha generato un calo dei tassi future sull’Euribor in particolare sulle scadenze aprile-maggio 2012. Continuiamo a ritenere probabile il mantenimento del tasso di riferimento invariato all’1% sebbene esistano spazi per un ulteriore intervento da ¼ di punto sul costo del denaro da parte dell’Autorità, con i mercati che si attendono tassi eccezionalmente bassi in area Euro almeno sino alla seconda parte del 2013. Il consensus forecast di Bloomberg prevede un taglio del costo del denaro di 25 bps nei prossimi mesi. Poco mossa la curva sulle scadenze più a lunga.

– Poco mossa anche la curva dei tassi Libor Usa, sebbene le parole di Bernanke, che hanno preannunciato tassi fermi almeno fino a tutto il 2014, abbiano generato un ulteriore lieve calo del tasso implicito a scadenza fino alle scadenze 2016.

Bce: le operazioni LTRO e la liquidità nel sistema

– A fine febbraio la Bce terrà la seconda operazione di rifinanziamento con scadenza 3Y. Secondo la stima effettuata da alcune delle principali case di investimento (Citigroup, Morgan Stanley, JPMorgan) l’ammontare richiesto sarà prossimo a quello collocato nell’operazione di fine dicembre (quando la Bce ha soddisfatto una domanda pari a 489 Mld €). Se la stima fosse confermata questo significherebbe un ammontare totale di liquidità offerta alle banche (comprensiva anche delle operazioni a breve condotte per una cifra intorno ai 100 Mld €) di circa 1 trilione di € che vanno ad aggiungersi a 103 Mld € scaturiti dal taglio del coefficiente di riserva obbligatoria portato all’1%, dal 2% precedente.

– Un potenziale “rischio reputazionale” potrebbe tuttavia limitare il ricorso al funding. Dal momento infatti che le regole per il collaterale accettato nelle operazioni vengono decise in modo discrezionale dalle singole Banche Centrali degli stati dell’Eurozona, un elevato ricorso alla liquidità sottintende non solo maggiori necessità di funding per le banche di quel paese ma anche una maggiore “permissività” da parte della Banca Centrale sui criteri da rispettare per ottenere le erogazioni. Il “rischio reputazionale” rimane elevato, soprattutto dopo che la Bundesbank ha dichiarato che non introdurrà queste nuove regole per il collaterale differenziandosi dalle altre banche centrali specialmente da quelle dei paesi periferici.

– In occasione dell’ultima operazione tenutasi a dicembre è cresciuto molto il ricorso al funding da parte delle banche italiane e spagnole. Le banche italiane hanno attinto 210 Mld €, un ammontare 4 volte superiore al dato di un anno prima.

Area Euro: debito a scadenza nel 2012

– A nostro avviso l’esigenza di sostegno al mercato dei bond potrebbe però spingere le banche, in particolare quelle dei paesi periferici, ad aumentare la richiesta di funding presso la Bce. Malgrado il “rischio reputazionale”, infatti, la liquidità richiesta dalle banche dell’Eurosistema potrebbe essere superiore ai 500 Mld € e tale rischio è collegato con il fatto che parte della liquidità immessa nel sistema verrebbe utilizzata per l’acquisto di titoli di stato, in particolare quelli dei paesi periferici.

– Alle esigenze di funding dei governi si sommano poi le scadenze del debito del settore finanziario europeo. Per Italia e Spagna questo significa 310 Mld € di debito in scadenza. Anche questo fattore potrebbe rappresentare motivo di un elevata richiesta di funding dalla Bce.
– L’operazione effettuata dalla Bce a dicembre ha sicuramente contribuito all’esito positivo delle aste tenutesi da inizio anno in Italia e Spagna, con cui sono stati collocati con successo 50 Mld € di titoli di stato. Nel medio periodo però, le operazioni di LTRO non rappresentano la soluzione al rischio paese all’interno dell’area Euro. Basti pensare che entro fine 2012 verranno a scadenza €530 Mld di titoli di stato spagnoli ed italiani, con le tensioni sui mercati che potrebbero tornare a crescere malgrado l’accordo raggiunto dalla Grecia. Il deal rappresenta infatti un precedente per l’Area Euro che presto potrebbe estendersi anche ad altri paesi (in primis il Portogallo) scoraggiando così gli acquisti di bond dei paesi periferici da parte del sistema bancario europeo.

Il rischio paese e la ricchezza netta privata

– Il rischio paese e l’andamento del differenziale di rendimento tra i paesi periferici ed i titoli di stato tedeschi continueranno ad essere i principali driver di mercato per il 2012. Difficile una forte riduzione dello spread italiano rispetto agli attuali livelli, l’ipotesi più probabile è che il differenziale si stabilizzi intorno ai 350 bps, anche alla luce del fatto che il 2012 sarà un anno di recessione per l’Italia.
– Allo stesso tempo però, nel medio periodo, l’attesa è di un ulteriore restringimento. L’Italia infatti rimane il paese europeo con la maggiore ricchezza netta privata che fa da contraltare all’elevato debito pubblico.
– Dall’analisi dei dati italiani è interessante notare non solo l’elevato livello di ricchezza media ma anche come la ricchezza media degli individui non abbienti sia comunque nettamente superiore a quella di altri paesi. Meno iniqua anche la distribuzione della ricchezza: rispetto agli altri paesi analizzati l’Italia ha il più basso indice del Gini.

Usa

– Negli USA, la ripresa procede anche se ad un ritmo che Bernanke definisce “vulnerabile” e “moderato”, come conferma il Pil preliminare che nel IV trim. 2011 cresce meno delle attese (al 2,8% t/t annualizzato vs il 3% di consensus), da cui emerge il forte contributo delle scorte. Prosegue quindi la politica monetaria della Fed in sostegno della crescita: l’Autorità ha rivisto al ribasso le proprie previsioni sulla crescita USA (tra il 2,2% e il 2,7% nel 2012) ed annunciato tassi eccezionalmente bassi almeno fino alla fine del 2014. La Fed ha inoltre indicato esplicitamente il perseguimento di un obiettivo di inflazione nel medio periodo al 2% da ottenere contestualmente all’obiettivo di piena occupazione. Si rinnovano così le attese per un possibile nuovo piano di allentamento quantitativo. I dati produttivi di dicembre confermano consolidamento ma non accelerazione, con una sostanziale tenuta degli ordini di fabbrica (+11,9% a/a) ed un lieve rallentamento della produzione (+2,9% a/a); i leading indicators di gennaio (ad eccezione del Pmi Chicago) segnalano comunque un possibile miglioramento del contesto produttivo. Tuttavia la ripresa resta incerta. L’eventuale acuirsi della crisi del debito in Europa potrebbe impattare significativamente anche Oltroceano, mentre persiste il problema dell’elevato indebitamento federale: in Congresso si discute sull’estensione dei payroll tax cuts oltre febbraio, mentre un Obama già alle prese con la campagna elettorale per le presidenziali, dovrà presentare il budget plan per il 2013.
– In attesa del dato sulle vendite al dettaglio di gennaio, le fiducie prefigurano una certa incertezza per i consumi, con quella dei consumatori che torna inaspettatamente a deteriorarsi (a 61,1 punti a gennaio da 64,8) e quella rilevata dall’Univ. del Michigan attesa in leggero calo a febbraio. A dicembre la spesa personale rimane al palo (0% m/m) mentre avanza il reddito personale (+0,5% m/m).
– Lenta e fragile la stabilizzazione del mercato immobiliare: a dicembre i permessi edilizi decelerano bruscamente (al 6,5% a/a) e le vendite di case nuove arretrano (-7,3% a/a); in rallentamento le vendite di case esistenti e quelle in corso di abitazioni (al 3,6% a/a e al 4,4% a/a rispettivamente) mentre sale la spesa edilizia (+1,5% m/m). Ancora in calo i prezzi degli immobili, con l’indice S&P/Case-Shiller Composite-20 che, a novembre, flette del 3,67% a/a.
– Segnali distensivi dal mercato del lavoro a gennaio, con la disoccupazione che a sorpresa scende all’8,3% sui minimi da inizio 2009; nello stesso mese i nuovi posti di lavoro nel settore non agricolo salgono inaspettatamente di 243mila unità e le richieste di sussidio nella scorsa settimana diminuiscono più del previsto. A dicembre rallenta al 3% a/a dal 3,4%, il CPI e si raffreddano anche i prezzi alla produzione (+4,8% a/a a da +5,7% a/a).

Area Euro

– Mild recession alle porte per l’Area Euro, la cui crescita, secondo il FMI, registrerà un calo dello 0,5% nel 2012. Preoccupa la frenata della locomotiva tedesca, che a dicembre vede ordini al palo (0% a/a), produzione in decelerazione (0,9% a/a) e trend decrescente per l’export (- 4,3% il dato congiunturale); ciò nonostante Zew ed Ifo tedesco continuano a migliorare a gennaio, segnalando come l’empasse di Berlino possa risultare momentanea. Ma la frenata tedesca assieme alle difficoltà dei periferici impattano al livello di Area, con gli ordini industriali che a novembre arretrano del 2,7% a/a e le immatricolazioni di nuove auto che a dicembre calano del 6,4% a/a. I Pmi di gennaio in recupero (quello manifatturiero si porta a 48,8 punti, mentre quello servizi supera la soglia dei 50), inducono ad ipotizzare uno scenario produttivo meno severo del temuto, complici le recenti mosse adottate dai leader Ue per contenere la crisi del debito. I capi di governo hanno siglato il Fiscal Compact (UK e Repubblica Ceca non hanno firmato) che dal 2013 renderà più severe le regole di bilancio, hanno anticipato a luglio 2012 l’entrata in vigore del meccanismo permanente di salvataggio (Esm) e concordato misure di sostegno all’occupazione. Inoltre la grande iniezione di liquidità fornita al sistema dalla Bce, se da una parte consente di coprire le necessità di funding degli istituti, dall’altra sembra indirizzarsi verso i debiti dei periferici che hanno visto nelle ultime settimane raffreddarsi i rendimenti e restringersi gli spread vs Bund. Ma la situazione rimane incerta sebbene proprio oggi è stato raggiunto un accordo tra la Grecia e la Troika sulle misure di austerità da adottare, accordo che porterà allo sblocco dei 130 Mld € di aiuti promessi, oltre ad un’intesa con i creditori privati; si teme infatti per le finanze di Lisbona (a fine Gennaio il rendimento sul 10Y portoghese superava il 18% prima di ritracciare) mentre Francia ed Austria hanno perso la tripla A per mano di S&P’s, con le principali agenzie di rating pronte a nuovi downgrade sulle economie dell’Area; permangono poi divergenze tra i leader UE sul tema della tobin tax e sull’ampliamento delle dotazioni dell’ESM e si attende la decisione dell’EBA sull’eventuale revisioni delle richieste di capitalizzazione per le banche europee.

– A dicembre le vendite al dettaglio continuano a flettere (-1,6% a/a da -1,5%) e la fiducia dei consumatori si mantiene fortemente negativa anche se in lieve recupero (-20,7 punti da -21,3).

– L’inflazione stimata di gennaio si conferma al 2,7% a/a ed è attesa rimanere al di sopra del 2% per tutto il 2012. Rallenta il PPI (al 4,3% a/a a dicembre dal 5,4%).

– Tensioni sul mercato del lavoro, con la disoccupazione invariata al 10,4% a dicembre; nuovo minimo storico per quella tedesca al 6,7%. La massa monetaria M3 continua a decelerare, (1,6% a/a a dicembre dal 2%). In surplus la bilancia commerciale dell’Eurozona a novembre (€6,9 Mld).

Italia

– Recessione “praticamente” in atto per l’Italia con il FMI che, nel World Economic Outlook di gennaio, ipotizza addirittura una flessione del Pil superiore al 2% nel 2012. I dati produttivi di novembre confermano la tendenza in atto, con gli ordini industriali negativi per il terzo mese consecutivo (-0,7% a/a) ed il fatturato in robusta decelerazione (+0,2% a/a da +1,1%); attesa in forte calo la produzione di dicembre. A gennaio il PMI manifatturiero e quello servizi recuperano leggermente, ma si mantengono ben al di sotto della soglia che segnala contrazione (rispettivamente a 46,8 e 44,8 punti), mentre si deteriora la fiducia delle imprese (a 92,1 punti da 92,5): le attese sulla produzione risultano fortemente negative nel Nord Est e nel Nord Ovest, ed in decelerazione nelle altre Aree. I mercati, consapevoli degli effetti depressivi che le varie manovre correttive (varate dal vecchio e dal nuovo esecutivo) implicheranno sulla crescita italiana nel medio-breve periodo, ma parzialmente rincuorati dall’operato delle istituzioni internazionali, sembrano dare credito all’azione del Premier Monti il quale ha varato misure per rilanciare l’economia (liberalizzazioni e semplificazioni) e si accinge ad intervenire per riformare il mercato del lavoro; lo spread tra Btp 10Y e Bund tedesco è tornato così ad attestarsi recentemente al di sotto dei 350 punti (rispetto al massimo di 575 pb. dello scorso novembre) con il rendimento sul decennale italiano intorno al 5,5%. Tuttavia la situazione rimane incerta, come dimostra l’ennesimo downgrade da parte di un’agenzia di rating sul debito italiano: dopo S&P’s, anche Fitch ha tagliato il giudizio sovrano sull’Italia portandolo da A+ ad A- con outlook negativo.

– In affanno i consumi: le vendite al dettaglio infatti proseguono nel trend negativo (-1,8% a/a a novembre da -1,4%) e la fiducia dei consumatori si mantiene invariata a 91,6 punti anche a gennaio, contrariamente alle attese degli analisti che stimavano un minimo miglioramento.

– Gli incrementi tariffari di inizio anno, impattano sull’inflazione (Nic +Tabacco) che decelera debolmente a gennaio al 3,2% a/a (preliminare) dal 3,3%. Secondo Istat rispetto a gennaio 2011 i maggiori tassi di crescita interessano l’abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+7,3%), i trasporti (+7,3%) e le bevande alcoliche e tabacchi (+6%). Più marcata la frenata dell’IPCA (al 3,4% a/a dal 3,7%) che, a differenza del Nic, tiene conto anche delle riduzioni temporanee di prezzo (saldi e promozioni). In rallentamento il PPI di dicembre (al 4% a/a dal 4,7%).

– Crescono le tensioni sul mercato del lavoro, con la disoccupazione (preliminare) che a dicembre tocca il record dell’8,9%, con praticamente un giovane (15-24 anni) su tre tra i disoccupati. A novembre il debito pubblico italiano si attesta a 1905Mld di euro, in lieve calo rispetto a settembre.

 

 


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 Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%.  L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.

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