AdvisorWorld.it

07 ottobre 2011: H – Commento Currency

7 SOLDI

Sembrerebbe non essersi verificato un cambiamento di direzione, come la scorsa settimana, quando praticamente tutto, a parte il dollaro americano, era messo in vendita. Il dollaro, nonostante i fondamentali statunitensi, si è rivalutato considerevolmente nelle ultime settimane, semplicemente come flusso di rifugio sicuro per default. Qualsiasi rifugio……..

Commento settimanale a cura di Henderson Global Investors


Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da IFAWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita.

Clicca qui per iscriverti gratuitamente


alternativo non ha sufficiente liquidità o è eluso dagli interventi delle banche centrali. La scorsa settimana abbiamo rilevato un’inversione con tendenza ribassista che ha interessato, fra l’altro, oro, argento, Forex asiatici (sebbene non tutti), e anche l’euro ha fatto un passo indietro rispetto alle settimane precedenti. Tuttavia, il cambio EUR/USD sembra finire dove ha iniziato la scorsa settimana.

G10: breve panoramica sui fatti della scorsa settimana. E’ stata una settimana tranquilla per quanto riguarda i dati. Il Forex ha risentito principalmente delle aspettative e delle speculazioni sul futuro dell’Eurozona, in seguito alla riunione dell’FMI/Banca Mondiale dello scorso week-end. Le discussioni sull’estensione dei poteri del Fondo europeo per la stabilità finanziaria (EFSF) hanno inizialmente spinto i mercati, sebbene con cautela, verso un atteggiamento più propenso al rischio, portando il cambio EUR/USD oltre 1,36; la Spagna ha sciolto il Parlamento lunedì e ha annunciato le elezioni politiche per il 20 novembre; il Parlamento Europeo ha votato mercoledì la legislazione sulla governance economica. E poi le aste spagnole e italiane; Slovenia, Finlandia, Estonia, il Parlamento tedesco e l’Austria che hanno approvato le modifiche dell’EFSF, a schiacciante maggioranza nel caso del parlamento tedesco (523 contro 85). Tutte queste approvazioni sono state monitorate da vicino, essendo necessarie prima di rendere esecutive le modifiche. Ad oggi solo Malta, i Paesi Bassi e la Slovacchia non hanno dato il loro benestare.

“Ciò di cui l’Europa ha bisogno sono azioni decisive e una gestione concreta della crisi.”

Quando si assume un crisis manager per salvare una società da una spirale discendente, una delle prime cose che farà sarà valutare costi e benefici. In secondo luogo, provvederà a esaminare gli obblighi legali della società. Si muoverà all’interno del quadro giuridico esistente e, se sarà il caso, chiuderà il reparto più costoso. Guarderà agli investimenti operati senza successo in quel reparto come a costi irrecuperabili. Dopo, di norma, procederà con attività di ristrutturazione e revamping, e i profitti registreranno un’impennata. Tuttavia, a prescindere da qualunque altra cosa farà, o in quale ordine, i fattori più importanti del suo lavoro saranno rapidità e precisione. Il suo successo dipenderà anche dall’atteggiamento della società nel suo insieme, ossia se guarderà nella sua stessa direzione.

L’Europa, al pari dell’Eurozona, è un “istituto” costruito su trattati, direttive, regolamenti e normative nazionali che impongono dei confini legali a quest’area finanziaria e ai poteri delle sue istituzioni. Questa caratteristica è spesso sottovalutata, ma comporta una serie di conseguenze. In primo luogo, in Europa le decisioni non sono mai assunte rapidamente, in quanto seguono il passo del parlamento nazionale più lento. In secondo luogo, la chiusura di un reparto – nella fattispecie la Grecia – non potrebbe essere un’operazione disciplinata come accadrebbe a livello aziendale. È vero che tutti parlano di un default controllato, ma in passato questa eventualità è mai stata possibile? Infine, in terzo luogo, la fase di ristrutturazione e revamping è cruciale per mantenere in vita una società. Tale soluzione richiederebbe creatività, qualità che potrebbe essere difficile da conseguire nel dedalo della legislazione europea e nazionale.

Mercati emergenti (EM): breve panoramica sui fatti della scorsa settimana. La Banca Centrale israeliana ha sorpreso i mercati tagliando i tassi di 25 punti base al 3%, con conseguente svalutazione dello Shekel israeliano. L’indice di Jakarta è sceso del 6% a inizio settimana, come i titoli tailandesi, ma entrambi dovrebbero rimbalzare e recuperare le precedenti perdite. La Banca Centrale colombiana ha lasciato invariato il tasso di riferimento overnight (al 4,5%); il presidente russo Medvedev ha rimosso dall’incarico il ministro delle finanze Kudrin (e il rublo è sceso).

Le ultimissime settimane hanno dimostrato che il decoupling non esiste e la crescita degli EM rimane a rischio nonostante i loro più solidi fondamentali. Tuttavia, ciò non significa che non vi siano opportunità, ma se è così saranno per gli speculatori più spinti e, con ogni probabilità, avranno vita breve. La crescita degli EM nel medio periodo dipenderà dal fatto che si tratti di economie orientate alle esportazioni o al mercato domestico. E’ vero, l’Indonesia (con i suoi solidi fondamentali) è stata colpita duramente nelle ultime settimane, ma il 33,55% del suo mercato è in mano a capitali stranieri. La Corea ha la stessa criticità. Ne consegue che, in caso di esodo, quando gli investitori riequilibrano i loro portafogli in maniera da evitare i rischi, è facile cadere vittime dell’effetto valanga.

E’ degno di nota anche il real brasiliano, che nelle ultime settimane si è svalutato, tanto che la banca centrale è stata costretta a intervenire per immettere liquidità e ridurre la volatilità della sua valuta. Attualmente la IOF sta producendo un effetto contro-intuitivo. In origine era mirata a impedire agli speculatori di effettuare operazioni di vendita allo scoperto del dollaro sul real e a contenere un apprezzamento troppo rapido della valuta nazionale. Tuttavia, nelle ultime settimane il meccanismo sta dimostrando di tagliare da ambo le parti, in quanto vendere i dollari americani si è dimostrato troppo costoso. Riteniamo pertanto che il governo riconsidererà la IOF sui derivati forex, riducendola a zero finché avremo a che fare con il rallentamento della crescita globale. Il Brasile rimarrà sensibile all’inflazione, soprattutto in caso di “non-event”, per cui suggeriamo di restare in attesa finché sui mercati non tornerà la calma.

Fonte: ETFWorld – Henderson Global Investors

Articoli Simili

East Capital: il connubbio tra mercati di frontiera e ESG

Falco64

GAM: Whatever it takes…until when?

Falco64

Robeco: Azionario, la chiave resta l’intesa tra USA e Cina

Falco64